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XBRL Italia farà il possibile per affinare le tassonomie grazie agli stakeholder

Posted on June 11, 2019 by Web editor

Caro Direttore,
abbiamo letto con interesse e rispetto la lettera del dottor Tomo, pubblicata il 25 maggio 2019 da Eutekne.info, sull’impiego obbligatorio di XBRL (si veda “L’XBRL doveva essere una giusta utility, non un obbligo di legge” e vorremmo cogliere l’occasione per esprimere, con spirito costruttivo, alcune considerazioni utili sia a far conoscere meglio l’associazione, sia a rendere più comprensibile il “nostro” linguaggio; ciò non prima, però, di aver invitato l’autore a venirci a trovare, per rendersi conto di cosa facciamo e di come operiamo.

Iniziamo con il sottolineare la massima attenzione che XBRL Italia rivolge a tutti coloro che – a vario titolo – partecipano alle fasi di redazione, deposito e utilizzo dei conti annuali e consolidati. Un ruolo primario, peculiare e ineludibile, fra essi, è ricoperto proprio dai commercialisti (e quanto affermato non deriva da pura piaggeria) e non solo, come verrebbe da pensare, perché il bilancio (e ciò che vi ha a che vedere) è parte genetica del loro essere.

Non tutti sanno infatti che XBRL non esisterebbe senza la professione: il linguaggio nasce, a fine anni ’90, proprio dal commercialista (crediamo sia la migliore traduzione per CPA) statunitense Charles Hoffman e si è poi sviluppato e diffuso in giro per il mondo fino a diventare lo standard digitale della comunicazione economico-finanziaria, soprattutto grazie alla passione di tanti – per evitare troppe ripetizioni – “accountant”. L’Italia è, infine, una delle testimonianze più importanti di questa simbiosi (il CNDCEC è nostro socio fondatore, nei principali tavoli tecnici i commercialisti hanno un ruolo essenziale e l’attuale segretario generale è iscritto allo stesso Ordine del dottor Tomo).

Detto ciò, si rileva che XBRL Italia non è formata solo da commercialisti. La nostra associazione riunisce infatti le più prestigiose istituzioni economiche e i principali interpreti della comunicazione economico-finanziaria nazionale (ci limitiamo a citare, per motivi di spazio e in ordine alfabetico, ABI, AIAF, ANDAF, ANIA, Assirevi, Assoconfidi, Assonime, Banca d’Italia, Borsa Italiana, CNDCEC, Confindustria, Corte dei Conti, Fondazione OIC, InfoCamere, ISTAT, IVASS, Lega Nazionale delle Cooperative, SOGEI, Unioncamere) e fonda il proprio agire sui principi di democraticità e trasparenza (quante associazioni divulgano on line non solo il proprio lavoro ma pure, ad esempio, l’elenco dei soci, il proprio statuto e i propri bilanci?). Non solo, XBRL Italia ha sempre lavorato cercando il costante confronto con i principali rappresentanti della comunità bilancistica (pure internazionale), passando sempre – nei limiti, ovviamente, di quanto possibile – attraverso la sperimentazione delle proprie proposte o, addirittura, la loro pubblica consultazione.

Ritornando alla lettera del dottor Tomo, rileviamo che si lamenta l’obbligatorietà di XBRL, che svilirebbe (sembra di capire) il ruolo del commercialista rispetto ai software, determinando una sorta di “violenza «alla libera espressione»”.
Il tema sollevato è interessante e richiederebbe ampio spazio, ma in questa sede ci limiteremo ad alcune brevi riflessioni. La risposta formale al perché imporlo è banale: la legge (art. 37, comma 21-bis del DL 223/2006) impone il deposito in formato elaborabile, un decreto (il DPCM 10 dicembre 2008) individua XBRL come linguaggio per farlo.

Quella sostanziale è altra: negli anni duemila il bilancio – inteso, come da migliore dottrina, quale sistema di informazioni che vuole rappresentare la performance aziendale affinché gli stakeholder decidano dei propri interessi – non può essere comunicato, se lo si vuole meglio utilizzare, solo con pezzi di carta (seppur elettronica, come il PDF). E non si tratta di un vezzo italico, sebbene il nostro Paese sia uno dei leader mondiali del fenomeno, visto che la scelta dell’obbligatorietà di XBRL (il mercato non sempre garantisce, in tempi e costi accettabili, che si affermino prassi virtuose) caratterizza buona parte dei Paesi sviluppati.

Veniamo al rapporto fra commercialista e software. Dalla contabilità al pagamento delle imposte, dalle fatture elettroniche alle dichiarazioni dei redditi, dalle carte di lavoro per l’audit alle attività a supporto della giurisdizione: quanto pesa, considerando anche soltanto questi pochi esempi, il software nel vostro lavoro? Anche in questi casi esistono specifiche e tracciati da rispettare, errori da evitare e magari software – o procedure di validazione – che, per un nonnulla (o per ciò che sembra un nonnulla), bloccano o scartano, a volte evitando gravi conseguenze, il lavoro effettuato.

Forse la domanda giusta è un’altra: dipendiamo dai software o ci serviamo di essi? A nostro avviso, per ricadere nella seconda auspicabile ipotesi, bisogna conoscerli, sceglierli (non sono tutti uguali) e utilizzarli correttamente: ciò non significa diventare informatici, ma comunque acquisire un robusto know-how che, per i commercialisti e per tutti coloro che si occupano della preparazione, analisi, trasmissione, divulgazione e pubblicazione dei bilanci, riteniamo ormai indispensabile.

Per quanto concerne invece il tema della “violenza «alla libera espressione»” non sono a noi ben note, nello specifico, le difficoltà riscontrate dal lettore, né è nostra intenzione minimizzare i problemi verificatisi, anni addietro, nella fase di prima applicazione di XBRL ai bilanci civilistici. Crediamo però che quest’ultima implementazione soffra tuttora, stante la non estensibilità della tassonomia, di due principali problematiche.

La prima è la “leggenda metropolitana” secondo cui tanto impone e poco consente; un falso mito, come ben spiegato proprio su Eutekne.info (si veda “I «falsi» miti da sfatare sul bilancio in XBRL” dell’11 aprile 2017), visto che il redattore che ritenesse di non riuscire a rispettare – tramite la vigente tassonomia – la legge (clausola generale, ex art. 2423 c.c., in primis) ha la facoltà, se non l’obbligo, di effettuare il “doppio deposito” inserendo nella pratica anche il PDF/A di ciò che è stato approvato, e questo farà fede, oltre all’istanza XBRL.

Tra l’altro, il tracciato della Nota integrativa è ampiamente personalizzabile (si può bypassare qualsiasi tabella sostituendola, a scelta e responsabilità del redattore, con versioni e/o testo personalizzati) e inoltre offre una miriade di campi testuali per consentire di scrivere, grazie all’XHTML, qualsiasi cosa o quasi. Il secondo problema, che cercheremo di superare in futuro, riguarda l’impossibilità sia di modificare o aggiungere voci agli schemi quantitativi, salvo la tecnica delle note, sia di variare la struttura base dell’indice della Nota integrativa. Ma per gli operatori si tratta di finezze: i doppi depositi, sorta di giudizio sulla tassonomia civilistica, sono infatti scesi dal 27% del 2010 all’1,7% del 2018 (su circa 1.000.000 di bilanci).

Certo, si poteva fare meglio. Ma grazie a un rapporto ancora più forte con i nostri stakeholder (e in primo luogo i commercialisti), XBRL Italia farà tutto il possibile per affinare tecnologie e tassonomie utili alla crescita qualitativa della comunicazione economico-finanziaria del Paese, considerando inoltre la sfida del formato elettronico unico di comunicazione, introdotto la scorsa settimana dal Regolamento delegato (UE) 2018/815 della Commissione.

Stefano Pighini
Presidente XBRL Italia
Eugenio Virguti
Segretario generale XBRL Italia

Fonte: Eutekne.info

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